Storia della trasfusione
Il sangue ha sempre rappresentato un campo di studio misterioso ed affascinante per l'uomo fin dai tempi più remoti, poiché, come diceva Leonardo da Vinci, "dà vita e spirito a tutti li membri dove si diffonde".
L'uomo ha sempre avuto un importante rispetto per il sangue che considerava appunto la fonte della vita, i popoli antichi pensavano che il sangue avesse poteri magici e col sangue si dipingevano il corpo e vi bagnavano i loro re, alcuni pensavano che bevendo il sangue di animali selvatici fosse possibile accrescere la propria forza e il proprio coraggio.
I medici di un tempo somministravano ai loro malati intrugli di sangue e di erbe; oppure sostenevano che il malato aveva nel sangue demoni malvagi da scacciare, cominciarono così ad usare le sanguisughe, perché applicate alla pelle, succhiassero via, assieme al sangue, anche gli spiriti maligni, questa pratica divenne così frequente che presso gli antichi Sassoni i medici vennero addirittura chiamati “sanguisughe”.
Già da antichi reperti di origine egizia accennano alla pratica della trasfusione di sangue, che in seguito viene confermata anche nella letteratura latina. Nelle Sacre scritture il sangue occupa un posto preminente, fino a divenire oggetto di culto o ad assumere un ruolo predominante nei riti propiziatori.
"Plinio il vecchio e Aulo Cornelio Celso descrivono l'usanza di scendere nell'arena una volta finiti i giochi, per bere il sangue dei gladiatori morenti, ritenendo che quel sangue fosse particolarmente benefico agli atleti forti e coraggiosi, qualità che sarebbero state trasferite in coloro che lo avessero bevuto."
Quando fu chiaro a tutti che togliere il sangue non aiutava a guarire nessun malato, i medici cominciarono a pensare che, forse, poteva giovare il contrario, cioè dare altro sangue ai malati, nacque così la teoria della trasfusione e i primi esperimenti in tal senso prevedevano addirittura l’assunzione di sangue per bocca.
Il primo tentativo di raccolta e trasfusione del sangue storicamente documentato avvenne nel 1492, tentando di salvare la vita di Papa Innocenzo VIII, senza successo. Dopo quest’episodio, seguirono oltre 400 anni di tentativi sporadici, qualche volta con risultati disastrosi altri con benefici di scarsa rilevanza.
Premesso che in popolazioni sudamericane le trasfusioni erano praticate con successo già in età precolombiana, favorite inconsapevolmente dalla presenza di solo gruppo 0, in Europa la tradizione ritiene che il primo a sostenere la causa della trasfusione del sangue nel 1615, sia stato Andreas Libavius; non si può però ancora parlare di una trasfusione in senso tecnico, se non dopo la scoperta dell'apparato circolatorio, che ne permetterà una dimostrazione su base scientifica, o, a maggior ragione, quando i progressi della medicina porteranno alla nascita di varie branche specialistiche, quali la patologia generale e sperimentale, la batteriologia, l'immunologia, la diagnostica, la terapia e la chirurgia. Queste ed altre innovazioni sembrano trovare nello studio del sangue la base per la comprensione di molti fenomeni non solo patologici, ma anche fisiologici e quindi una importante fonte per guarire le malattie.
Esaltata da sprovveduti e ciarlatani, ma anche da pionieri della medicina sperimentale, disapprovata e considerata immorale, la trasfusione del sangue ha una storia molto movimentata prima di trovare un'affermazione nel mondo scientifico e nella società.
Quando William Harvey nel 1616 mise in evidenza il percorso del sangue all'interno del corpo umano, si cominciò a diffondere l'idea che una trasfusione del sangue potesse avere effetti benefici. Il merito del medico inglese sta nel fatto di essere riuscito a coordinare ed enunciare tutti i principi anatomici e fisiologici della circolazione del sangue, riunendo in un'unica opera tutte le notizie sparse dei suoi predecessori. Dalla concezione galenica, che la vita era presente nel corpo per mezzo di "spiriti vitali", per merito di medici come Realdo Colombo, Andrea Cesalpino, Girolamo Fabrici d'Acquapendente, Marcello Malpighi si cominciò a parlare di circolazione sanguigna.
Harvey divenne una gloria nazionale e questo dà l'occasione di aprire un inciso: uno scritto di Giuseppe Mazzini sulla scoperta della circolazione del sangue. Mazzini si interessò dell'argomento per motivi politici e patriottici. Prendendo spunto da un articolo riguardante la scoperta della circolazione del sangue, uscito nel 1838 a Londra, dove lui era esule, sulla London and Westminster Review, egli si fece portavoce della tesi secondo la quale non sarebbe stato Harvey ad introdurre l'argomento ma frate Paolo Sarpi (1552-1623), teologo e consultatore dello Stato della Repubblica di Venezia. Egli sarebbe stato il primo, nel 1574-78, a provare che il sangue per mezzo di alcune valvole passava dalle vene nelle arterie con successione regolare.
I primi autori che accennarono nelle loro opere alla trasfusione del sangue furono Marsilio Ficino e poi Gerolamo Cardano, ma il primo di cui si ha sicura notizia che abbia eseguito una trasfusione nell'uomo è Giovanni Colle da Belluno (1558-1631), laureatosi a Padova nel 1538, esercitò la professione per quindici anni a Venezia, ottenendo grandi risultati, tanto da essere nominato medico personale del duca di Urbino, Francesco Maria II, e poi professore di medicina a Padova, egli lasciò in eredità notevoli opere di medicina in cui erano riportate meticolose descrizioni della tecnica trasfusionale.
Un altro tentativo viene attribuito nel 1654 a Francesco Folli de Poppi, il quale nella "Stadera medica" descrisse un metodo ingegnoso, per la cessione del sangue, anche se un po' rudimentale, effettuata davanti a Ferdinando de' Medici di Toscana, egli inserì un tubicino d'argento nella vena del donatore ed un tubicino d'osso nella vena del ricevente; i due tubi erano collegati tra loro con una cannula ricavata da un vaso sanguifero tolto ad un animale.
Il concetto di inserire nella vena, dove scorre sangue, altro sangue viene esteso ad ulteriori sostanze, esperimenti in tal senso furono effettuati da Robert Boyle, che anni dopo riuscì ad infondere nel sangue farmaci solubili.
A Parigi nel 1666 Jean-Baptiste Denys, medico di Luigi XIV, professore dell'Università di Parigi, realizzò una trasfusione di sangue dall'animale all'uomo, il paziente reso debole da un precedente salasso, che gli era stato fatto prima della trasfusione di sangue di agnello, si riprese, a questo esito positivo, si eseguiranno altre trasfusioni sempre sulla stessa persona, ma dopo la terza trasfusione il paziente perse la vita: tanto che lo stesso Denis venne accusato di omicidio. Questi risultati negativi della scuola parigina influirono non poco sulla storia della trasfusione di sangue, poiché non solo dalle autorità civili verrà condannata ma anche dal Papa con una bolla pontificia, tanto che la sperimentazione fu abbandonata per oltre un secolo.
Nuovi tentativi vennero effettuati nel '700 da Michele Rosa (1731-1812), autore di una erudita orazione,"De istauranda medicinae simplicitate" che nel 1767 effettuò il primo esperimento che consisteva nel ravvivare un vitello esangue con il sangue di un agnello. Di fronte al successo ottenuto Rosa ripetette il suo esperimento in pubblico, davanti a dotti e notevolissimi personaggi, medici, dame, chirurghi e magistrati. Egli finì per redigere una "Carta della Trasfusione", poiché i tentativi fino ad allora effettuati gli avevano manifestato tre verità:
- Che i vasi dell'animale vivo e sano sono capaci di ricevere e far circolare una copia di sangue molto maggiore di quella che naturalmente contengono;
- Che è possibile promiscuità e mescolanza del sangue tra specie e specie;
- Che è possibile quasi certo il ravvivamento dell'animale esangue, e perciò morto fisicamente, con la sola rifusione.
Rosa espresse, in alcune delle sue considerazioni, che le trasfusioni effettuate nei secoli precedenti non avevano delle basi solide e concrete e sosteneva che le trasfusioni potevano essere impiegate nei parti di tante donne svenate dal travaglio durante il parto, nelle emorragie dei bambini o quelle provocate durante le battaglie, inoltre giunse a concludere che il sangue più vicino alla costituzione umana fosse quello del vitello.
Nel 1789 Francesco Maderna, maestro in farmacia e chimica a Milano, raccolse in un breve opuscolo, tredici esperimenti volti a rendere il sangue prelevato fluido, egli era consapevole di avere segnato una tappa importante nell'emotrasfusione, cercando metodi anticoagulanti, effettuando degli esperimenti prima sul sangue di pollo e poi alcuni sul sangue umano, prelevato in occasione di un salasso ad una donna in gravidanza, riuscì a concludere che gli acidi sono capaci di evitare la coagulazione del sangue.
James Blundell ostetrico e fisiologo londinese, tra il 1818 e il 1826, lasciò un'impronta particolare, in quanto dimostrò che il sangue poteva essere trasfuso anche indirettamente, riprendendolo in una siringa e iniettandolo nella vena, riteneva anche che bastasse una quantità limitata per ristabilire un certo equilibrio, infatti anche se ancora con poca certezza, ma fino ad allora non si conosceva la giusta quantità di sangue che necessitava per una trasfusione, quindi Blundell ritenne che mezza pinta di sangue (circa 300-570 cc.) potesse essere una quantità sufficiente per gli scopi terapeutici, inoltre dimostrò che la trasfusione non era fondamentale solo per la cura delle anemie e delle emorragie, ma anche per un certo numero di malattie infettive debilitanti, come la gotta, la sifilide e addirittura la follia, quindi non venne più utilizzata solo a scopo emosostitutivo ma immunizzante, difensivo, disintossicante ed emostatico.
La vera e propria svolta, affinché la trasfusione di sangue venga considerata a tutti gli effetti una procedura terapeutica, si ebbe quando Karl Landsteiner biologo e fisiologo austriaco naturalizzato statunitense scoprì nel 1900 dei gruppi sanguigni umani A, B e 0, nel 1902 due colleghi di Landsteiner, Alfred von Decastello e Adriano Sturli, scoprirono il quarto gruppo sanguigno AB, aiutando così a chiarire ulteriormente le differenze di compatibilità tra i tipi di sangue.
La scoperta dei gruppi sanguigni (che gli valse il premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1930) portò, come maggiore conseguenza, all'impiego pratico e diffuso della trasfusione di sangue, che prima era molto rischiosa perché non c'era modo di sapere se il sangue di due individui fosse compatibile o no, infatti questa scoperta ebbe un risvolto pratico per combattere le infezioni e grazie all'uso di esami per stabilire la compatibilità dei vari gruppi, furono ridotti al minimo i rischi di mortalità nell'impiego della trasfusione, che incominciò ad essere effettuata con regolarità.
Con la seconda guerra mondiale aumentò la richiesta di sangue, dappertutto spuntarono poster con slogan tipo: “Dona sangue, adesso!”, “Il tuo sangue può salvarlo” e “Lui ha dato il suo sangue. E tu?” Questa campagna sortì grandi risultati, negli Stati Uniti, durante la seconda guerra mondiale, furono donate circa 13 milioni di unità di sangue, si calcola che a Londra ne siano stati raccolti e distribuiti più di 260.000 litri, naturalmente le trasfusioni di sangue comportavano molti rischi per la salute, come divenne ben presto chiaro.
La determinazione del gruppo sanguigno cominciò ad entrare nell'uso nel 1907 e la trasfusione fu praticata su vasta scala nel corso della prima guerra mondiale, salvando un gran numero di vite, poiché il sangue per definizione è un tessuto, la trasfusione sanguigna si può considerare come il primo innesto di tessuto perfettamente riuscito nella storia della medicina.
Dopo la seconda guerra mondiale, grandi progressi in campo medico resero possibili interventi chirurgici un tempo inimmaginabili, di conseguenza sorse un’industria mondiale con un giro d’affari di molti miliardi di dollari l’anno allo scopo di fornire il sangue per le trasfusioni, che i medici cominciavano a considerare una procedura di routine.
Notevoli scoperte furono effettuate anche per gli anticoagulanti, oltre al citrato di sodio che veniva fin'ora usato, vennero indicati altri anticoagulanti tra cui l'eparina e l'iposolfito, finché non furono scoperte apposite sostanze che permisero di conservare il sangue in ghiacciaia, in speciali flaconi di vetro, per giorni e settimane, la scoperta di queste sostanze per la conservazione del sangue, specie durante la seconda guerra mondiale, spinsero, in Germania, ad utilizzare la soluzione Shilling (1000 cc. di acqua bidistillata, 5 gr. di citrato di sodio e 40 gr. di glucosio purissimo) e in Italia Corelli introdusse il liquido Novotrans.
La più recente scoperta relativa alle trasfusioni si ebbe nel 1940, anno in cui Karl Landsteiner e Alexander S. Wiener scoprirono il Fattore Rh sui globuli rossi di una specie di primati.
Varie apparecchiature già erano state utilizzate in precedenza, nel 1874 venne pubblicato uno scritto sulla trasfusione dove illustrò il suo: un apparecchio ad imbuto, nel quale cadeva il sangue del donatore, da esso il sangue veniva aspirato con una pompa a stantuffo e poi spinto nel ricevente. Numerosi erano gli apparecchi, costosi e complicati, che man mano cadevano in disuso, gli unici utilizzati erano: la siringa graduata di Brune, per le iniezioni di sangue defibrinato, e l'apparecchio di Caselli per la trasfusione immediata.
Hugo Wilhelm von Ziemssen (1829-1902) nel 1892 adoperò un metodo molto semplice: tramite una cannula posta nella vena del donatore, riempi delle siringhe larghe che vuotò nella vena del ricevente sempre tramite cannule.
Tra gli apparecchi più diffusi e semplici è degno di nota quello di Franz Oehlecker, consisteva in un tubo di gomma, alle cui estremità fanno capo due aghi, quello del donatore e del ricevente ed una siringa (di 50-100 cc.), munita di rubinetto a tre vie, inserita a metà del tubo.
Il funzionamento era estremamente semplice: inseriti i due aghi, nel donatore e nel ricevente, si apriva il rubinetto della siringa e si aspirava il sangue, una volta riempita, si girava il rubinetto dalla parte del ricevente e si spingeva il sangue nella vena di quest'ultimo.
Alexis Carrel perfezionò il metodo della trasfusione diretta tra i vasi del ricevente e del donatore. La trasfusione diretta offriva il vantaggio di introdurre sangue puro, ma mostrò gravi difficoltà, tra cui la coagulazione del sangue, tanto che venne sostituita da quella indiretta.
Il problema della coagulazione venne risolto da Jules Bordet (1870-1961), che dimostrò che l'utilizzo della paraffina poteva ritardare la coagulazione del sangue, Sabbatini nel 1902, con le sue fondamentali ricerche sull'azione anticoagulante del citrato di sodio, permise di mettere appunto strumenti sempre più particolareggiati, uno di questi era l'apparecchio di Semenza, che consisteva in un cilindro (di 500 cc.) rivestito con un'intercapedine che permette di far circolare acqua calda per tenere il sangue alla temperatura di 40°, su questo cilindro era innestato un tubo che lo collegava ad una siringa (di 20cc.) munita di due rubinetti, uno per la comunicazione con il recipiente ed un altro con il ricevente, ovviamente il cilindro presentava la giusta soluzione di citrato di sodio per evitare la coagulazione del sangue, innestato l'ago nella vena del ricevente era possibile tramite i due rubinetti, aprendoli alternativamente, regolare l'afflusso tra il cilindro, la siringa e il beneficiario della trasfusione.
Più di recente, la tecnologia ha ulteriormente evoluto il sistema di prelievo e di conservazione, grazie all'uso di sacche di plastica è stato possibile dividere il sangue, subito dopo il prelievo, nei suoi componenti principali (plasma, globuli rossi, globuli bianchi, piastrine) senza pericolo di inquinamenti esterni. In questo modo è possibile usarli separatamente, trasfondendo a ciascun malato soltanto il prodotto necessario alla cura del caso particolare.
Molta strada è stata percorsa nella storia della trasfusione sanguigna, le tecniche moderne hanno reso facile e tranquilla la donazione del sangue ed ogni giorno migliaia di persone in tutto il mondo donano nei centri di raccolta sempra assistiti da personale specializzato.
Per eseguire una donazione di sangue occorre ben poco tempo, la quantità di sangue prelevato costituisce una perdita irrilevante per il nostro organismo: un piccolo sacrificio compensato da un grande risultato!
Poco dopo la raccolta, impiegando grandi centrifughe, il personale tecnico del Servizio Trasfusionale provoca la disposizione in strati dei diversi componenti: i globuli rossi, più pesanti, si raccolgono sul fondo della sacca; il plasma, più leggero, resta in alto, grazie a questo semplice procedimento si possono agevolmente separare le componenti prelevate. molte malattie emorragiche (p. es. la leucemia) si possono curare con la somministrazione dei concentrati piastrici; i concentrati di globuli rossi sono essenziali nella cura di tutte le forme gravi di anemia e negli interventi chirurgici importanti, molti dei quali non sarebbero realizzabili senza la disponibilità di una grande quantità di sangue.
La trasfusione di sangue e dei suoi componenti, oggi, grazie ai progressi delle conoscenze e delle tecnologie viene effettuata da personale medico consapevole e competente.
Nulla di tutto ciò sarebbe possibile senza l’opera dei donatori volontari di sangue: donne e uomini che nell’anonimato e senza nulla chiedere, offrono un po’ del loro sangue per salvare la vita di altri uomini e di altre donne in pericolo.